giovedì 16 novembre 2017

Il consumo ineguale delle risorse naturali

Il consumo ineguale delle risorse naturali

• Al giorno d'oggi circa 1,7 miliardi di individui, pari al 27% della popolazione mondiale,
consumano il 90% delle merci prodotte nel mondo e la gran parte delle risorse naturali terrestri.
Si tratta di una «classe globale» di consumatori ricchi, caratterizzata da un alto reddito
procapite (pari ad almeno 12000 euro annui) e da stili di consumo simili (automobile,
TV, computer, elettrodomestici). 

Ne fanno parte 1'80% degli abitanti dei paesi industrializzati
(oltre 900 milioni, tra europei, nordamericani, giapponesi, australiani, neozelandesi),
ma anche una minoranza della popolazione dei paesi in via di sviluppo (tra cui 240 milioni
di cinesi e 120 milioni di indiani). All'estremo opposto c'è una moltitudine composta da
2,5 miliardi di persone, concentrate nei paesi più poveri, che vive con meno di 2 euro al
giorno (730 euro annui) e consuma una minima quantità di risorse naturali .

paesi poveri

• Gli stati tecnologicamente ed economicamente più progrediti, inoltre, non solo producono
maggiori danni all'ambiente, ma tendono anche a trasferire nei paesi poveri i rifiuti
più inquinanti e alcune attività produttive altamente nocive. Queste ultime, infatti, non
sono ammesse dalle leggi a protezione dell'ambiente in vigore in molti paesi industrializzati,
ma sono spesso consentite nei paesi in via di sviluppo, pur di aumentare le possibilità
di lavoro per la popolazione. Ciò provoca di frequente delle catastrofi ecologiche che finiscono
con il peggiorare ulteriormente le condizioni di vita degli abitanti.

• In altri termini, le nazioni ricche sfruttano intensamente anche le risorse dei paesi meno
avanzati e ne mettono a rischio gli equilibri ambientali e le possibilità di sviluppo. Da
questa situazione di forte squilibrio e ingiustizia nasce il concetto di debito ecologico, un
debito che i paesi più industrializzati di fatto hanno nei confronti dei paesi più poveri del
mondo. 

A tale proposito, recentemente le popolazioni indigene dell'Amazzonia ecuadoriana
hanno denunciato una nota impresa petrolifera statunitense per il debito ecologico accumulato
nei loro confronti in 28 anni di estrazione del petrolio. Durante questo periodo il
loro territorio ha subìto danni ingenti: deforestazione, inquinamento dell'aria e dei suoli,
estinzione di specie vegetali, morìa di pesci e di animali. Come conseguenza, molte persone
hanno contratto gravi malattie e numerose comunità amazzoniche, avendo perso le tradizionali
fonti di sostentamento