L'impatto dell'uomo sul pianeta
• All'inizio del terzo millennio la Terra mostra sempre più i segni di una vera e propria crisiambientale. Il sistema di produzione industriale e la civiltà dei consumi hanno determinato
nell'ultimo secolo mutazioni e danni crescenti agli ecosistemi terrestri.
Secondo molti scienziati, le attività umane, ormai simili alle grandi forze della natura per intensità e raggio d'azione, modificano continuamente il sistema Terra, con effetti difficili da prevedere. In
particolare, è diventato insostenibile il consumo di risorse naturali, sia di quelle rinnovabili,
come acqua e suolo, sia di quelle non rinnovabili, come i combustibili (petrolio, carbone)
e i minerali. Va aggiunto che l'introduzione di nuove tecnologie a basso impatto ambientale
(poco dannose per l'ambiente) non è riuscita a bilanciare i danni causati dalla crescita di consumi.

• L'impronta ecologica è uno degli indicatori più efficaci per fotografare le conseguenze
dell'azione dell'uomo sugli equilibri ambientali del pianeta. Essa misura la quantità di superficie
terrestre utilizzata da ogni persona per soddisfare i propri consumi e smaltire i rifiuti
prodotti. Nel calcolo rientrano la superficie necessaria per le coltivazioni e l'alleva~
mento, l'area marina utilizzata per la pesca, lo spazio destinato ad abitazioni, strade, ferrovie
e discariche, la superficie forestale necessaria per il consumo di carta e legname e per
riassorbire l'anidride carbonica prodotta.
Oggi l'impronta ecologica di tutta la popolazione mondiale è maggiore (+30% circa) della capacità naturale della Terra di riprodurre le risorse necessarie per la sopravvivenza dell'uomo. Solo cinquant'anni fa, la situazione era capovolta e il nostro pianeta era ancora in grado di fornire una quantità di risorse molto superiore (+40%) al fabbisogno degli uomini. Dopo il 1960, però, sono rapidamente cresciuti il consumo di risorse e l'inquinamento ambientale: l'impiego di petrolio, ad esempio, è aumentato di otto volte.
• Occorre però precisare che l'impronta ecologica dei paesi industrializzati è assai maggiore
di quella dei paesi più poveri della Terra, i quali, pur costituendo la maggioranza della
popolazione terrestre, consumano e inquinano una piccola parte delle risorse naturali del
pianeta. Per tornare all'esempio del petrolio, oltre il 60% è utilizzato nei paesi più industrializzati;
se tutti gli abitanti del pianeta ne consumassero la stessa quantità, si verificherebbe
una grave crisi ecologica, perché gli scarichi nocivi nell'atmosfera si moltiplicherebbero in
modo incontrollato.